Scena di mercato cittadino presso Porta Capuana, J. Tietz, 1919

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Scena di mercato presso Porta Capuana Olio su tela, cm 58 x 46 – con cornice cm 74 x 62 Firmato e datato in basso a destra J. Tietz, 1919   Il dipinto dal titolo Mercato di Porta Capuana , da cui è tratta la tela in esame, è uno dei capolavori di Vincenzo...
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Scena di mercato presso Porta Capuana

Olio su tela, cm 58 x 46 – con cornice cm 74 x 62

Firmato e datato in basso a destra J. Tietz, 1919

 

Il dipinto dal titolo Mercato di Porta Capuana, da cui è tratta la tela in esame, è uno dei capolavori di Vincenzo Migliaro (Napoli 1858 - 1938) diventato centrale nella produzione e nel percorso intrapreso dall’artista che fa dell’osservazione di Napoli il nodo essenziale della propria poetica. L’indagine della città fino a giungere nelle sue viscere lo induce a una totale compenetrazione nella sua identità. Il recupero di quest’opera, pubblicata da Vittorio Pica in un articolo di critica comparso su «Emporium» nel 1916, permette di capire come fin da allora il celebre dipinto fosse stato oggetto di riproduzioni e appassionate citazioni, quale è il caso della nostra opera, datata 1919. Migliaro è il pittore dei carnevali, delle donne languidamente accoglienti, delle immagini di una Napoli dipinta attraverso una pennellata allungata e approssimata o analizzata con accanimento fiammingo, di brani di natura intensamente luminosa e di frammenti urbani strizzati nel buio. Nell’ultimo intenso raggio di sole calante, il mercato chiassoso, che si svolge addosso e intorno alla porta di fine Quattrocento, offre all’artista l’occasione di appuntare e delineare la miriade di tipi umani che contribuiscono alla raffigurazione di un vero e proprio spaccato di vita popolare.
L’indugiare strettamente analitico di uomini e cose, la scrittura fiamminga ad inchiostro di quel dipinto e modello sono qui attenuati dallo studio della luce, che morbidamente diviene filtro di una nuova visione, in cui prevalgono i toni argentei dei grigi.

Su Migliaro, Pica scrisse: “Fino dalle sue prime prove, che richiamarono subito, per una loro nota nuova e tutta propria, l’attenzione dei competenti su di lui e lo fecero, diciottenne appena, vincitore di un concorso nazionale, egli si applicò a raffigurare sulla tela o sulla carta, con segno minuzioso e leggiadro e con colorazione calda e smagliante, se anche talvolta un po’ troppo bituminosa, i tipi, specie femminili, della plebe napoletana, accortamente precisati nelle attitudini caratteristiche delle persone e nelle espressioni rivelatrici dei volti e gli episodi movimentati della vita per le strade, sotto i più vari effetti di luce diurna o serotina”(Pica 1916, p. 183).

La firma apposta al dipinto reca la scritta “J. Tietz 1919”; questo potrebbe essere uno dei tanti pseudonimi di Adolf Kaufmann (Troppau, 1848 – Vienna, 1916), anche se la data di morte del pittore è antecedente a quella riportata sul dipinto, si potrebbe trattare di un seguace o emulatore.

 

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